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articoli di management e gestione d’impresa in generale.

Creatività in un brainstorming, ecco come stimolarla

Dopo il successo riscosso dall’articolo sull’importanza di dare il 20% del tempo a propri dipendenti per progetti personali ecco un altro articolo apparso pochi giorni fa su MarketingArena.

Come stimolare la creatività in un brainstorming

Il brain­stor­ming è uno dei pro­cessi crea­tivi più cono­sciuti nel mondo azien­dale, ma il pas­sag­gio dalla meto­do­lo­gia scritta all’applicazione pra­tica non è così imme­diato come può sem­brare. Oggi vediamo alcuni accor­gi­menti da seguire per sti­mo­lare la crea­ti­vità dei par­te­ci­panti e per mas­si­miz­zare i risul­tati delle sedute.

Creativity

leggi l’articolo completo su MarketingArena.

Risolvere problemi di matematica con tutti i passaggi? Facile con la startup xLogx

La startup di cui parliamo oggi si basa su un’idea decisamente innovativa ed utile a tutti gli studenti delle scuole superiori e, perchè no, anche a buona parte degli studenti universitari delle facoltà economico-scientifiche.
L’idea è molto semplice da descrivere ed è quella di consentire ai propri utenti (registrati) la possibilità di risolvere varie tipologie di problemi di matematica; con il valore aggiunto, oltre al risultato finale, anche di una presentazione della soluzione del problema davvero curata che consente di comprendere i vari passaggi e i modelli matematici che lo studente dovrebbe utlizzare per risolvere questo esercizio.

xLogx

xLogx

L’attuale versione di xLogx supporta un ventaglio interessante di esercizi che vanno dal classico studio di funzione fino al calcolo matriciale passando anche per i numeri complessi e il calcolo integrale. Il menu superiore della pagina, inoltre, fa facilmente intuire che presto il sito verrà arricchito anche con esercizi di calcolo statistico e calcolo numerico.

Il sito trova pienamente la mia approvazione sia sullo stile grafico sia sulla user experience che è davvero ben progettata, l’unica “pecca” (le virgolette sono d’obbligo) riguarda i riferimenti al team di sviluppo e alla storia del sito, che sono completamente assenti.

Come scrivere un Business Plan convincente in 1 pagina

Dopo aver visto vari aspetti del Business Model Canvas continuiamo gli approfondimenti sulla stesura del Business Plan attraverso l’approccio “The One-Page Business Plan” che permette di sintetizzare un business plan (anche se sarebbe più corretto parlare di business model visti i contenuti) in una sola pagina.

100$ startup

Chiaramente si tratta di un approccio molto semplificativo, che mira a individuare una serie di punti da seguire per formalizzare un’idea su un foglio e spiegarla in tempi molto rapidi ai nostri interlocutori. L’idea alla base, infatti, è quella di stimolare l’interesse di VC, stackeholder o chiunque altro dandogli una rapida panoramica della nostra idea dall’inizio alla fine; lasciando ad un Business Plan più elaborato l’onere di dare una visione più completa ed approfondita dell’idea.

La tecnica è stata presentata nell’interessante libro 100$ startup di Chris Guillebeau, che racconta la storia di molte persone comuni che hanno deciso di dare una svolta alla loro vita (per varie ragioni) ed iniziare delle attività in proprio raggiungendo un discreto successo. Ci saranno certamente altre occasionid i tornare su alcune storie raccontate nel libro comunque, come è facile intuire dal titolo, si tratta di startup fondate con un budget molto limitato e in molti casi in àmbiti fuori dal digitale. Il libro è molto interessante!

Tornando al modello The One page Business Plan, è possibile scaricarne una utile e comoda versione compilabile cliccando qui, in pdf.

Chi ha letto almeno qualche pagina del libro conosce la fissazione dell’autore sui tre punti legati allo startup di un nuovo business:

  1. Product or service: what you sell
  2. People willing to pay for it: your customers
  3. A way to get paid: how you’ll exchange a product or service for money

e non si stupirà molto nel leggere la struttura del Business Plan in una pagina:

  • overview: un’introduzione all’idea e ai pontenziali clienti;
  • ka-ching: una rapidissima analisi economica che individua le entrate economiche del progetto;
  • hustling: una rapida carrellata sul marketing dell’idea, ovvero come i potenziali cliente verrebbero a sapere dell’esistenza del progetto;
  • success: sono gli obiettivi dell’idea;
  • obstacles/challengers/open questions: si tratta di una versione primitiva di un’analisi SWOT.

Risolvere problemi e vendere idee attraverso i disegni, secondo Dan Roam

Nell’articolo odierno affrontiamo il metodo “The back of the napkin” di Dan Roam, che mira a risolvere problemi attraverso un approccio grafico ai temi che solitamente sono oggetto del cosiddetto pitch elevator.

Come in un corso universitario, iniziamo dalla bibliografia che comprende, in ordine cronologico di uscita, due libri di Dan Roam: “the back of the napkin” e “blah blah blah”.

Come anticipato nella prefazione, si tratta di un metodo quasi esclusivamente grafico per la presentazione di idee a piccoli gruppi e per la risoluzione di problematiche legate alla strategia e alle decisioni del management. Il significato del nome, il retro del fazzoletto, stà appunto ad indicare dei disegni poco curati, quindi degli schizzi, realizzati sul retro dei fazzoletti di carta dando molta più importanza all’impulso piuttosto che alla meditazione. Per il suo taglio decisamente informale, questo approccio ha vari punti in comune con il brainstorming, anche se nella maggior parte dei casi questo viene utilizzato non tanto per raccogliere idee, quanto per trovare un modo chiaro, facilmente comprensibile e convincente di spiegare idee. Per comprendere di cosa si tratta dovete immaginare un pitch elevator dove al posto di usare le slide (che andrebbero comunque evitate), si ha a disposizione solo un grande foglio bianco su cui disegnare graficamente quello che si descrive a voce.

I libri spiegano alcuni concetti ed alcune regole da seguire che facilitano la creazione di disegni e schemi comprensibili dal proprio pubblico, anche se chi disegna non ha particolari doti legate al disegno (come buona parte dei manager ;-)). Il primo libro pubblicato, “the back of the napkin” personalmente mi ha un po’ deluso, infatti di tutto il libro, poche pagine alla fine sono davvero utili su come imparare ad esprimersi con i disegni ed ancora meno danno dei concetti utili alla risoluzione dei problemi disegnando (come viene pubblicizzato sulla copertina). In effetti l’unica tabella utile di tutto il libro è la seguente, che spiega quale tipo di disegno impostare a seconda di quello che si vuole rappresentare.

the back of the napkin

the back of the napkin

Trovate una versione in alta definizione, in frmato pdf, direttamente sul sito dell’autore, a questo link.

Viceversa con “blah blah blah”, l’autore ha riguadagnato la mia fiducia ed è riuscito a realizzare un libro interessante da leggere e che affronta problemi concreti e soluzioni grafiche che aiutano a trovare la soluzione di alcuni problemi, anche se ovviamente non c’è nulla di miracoloso. Devo dire che in anni in cui essere concisi e convincenti al tempo stesso sta diventando sempre più una necessità, è molto importante essere in grado di catturare l’attenzione dei presenti con dei disegni. Questo approccio è da anni molto comune tra i manager anglosassoni e si sta facendo spazio anche tra quelli italiani con il rapido abbattimento di quell’inutile formalismo che ha sempre contraddistinto i manager “della vecchia scuola”.

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