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Category: modelli di business (page 3 of 6)

Il business model canvas in formato vettoriale SVG

Se non avete ancora trovato un business model canvas abbastanza grande per contenere tutte le vostre idee vi consiglio di scaricarne la versione in formato vettoriale, che come molti sanno può essere ridimensionata a piacere senza perdere di nitidezza.

Tra i vari formati vettoriali ovviamente ho preferito postare il formato *.svg apribile con acuni programmi di grafica vettoriale gratuiti, primo tra tutti il famoso Inkscape.

Potete fare il download dell’archivio in formato 7z (si apre con WinRar e simili) da qui.

L’archvio contiene i seguenti file:

  • business_model_canvas_w_stickers.cmx (19247 KB)
  • business_model_canvas_w_stickers.pdf (1910 KB)
  • business_model_canvas_w_stickers.svg (1254 KB)
  • business_model_canvas_w_stickers_v10.cdr (1742 KB)
  • business_model_canvas_w_stickers_v15.cdr (1742 KB)

L’autore della versione *.svg del business model canvas non sono io ma, non essendoci alcun riferimento all’interno del file, non posso dirvi chi sia.

Se volete un ottimo manuale sulla compilazione del business model canvas il riferimento è sempre lo stesso, ovvero il libro Business Model Generation di Alexander Osterwalder. Qui sotto trovate il link per sfogliare ed acquistare su Amazon la versione italiana: Creare modelli di business. Un manuale pratico ed efficace per ispirare chi deve creare o innovare un modello di business.

Buon lavoro!

Value Proposition Designer, il nuovo tool di Alex Osterwalder

Vediamo oggi un’anteprima del nuovo strumento che sta prendendo forma presso la Business Model Foundry di Alexander Osterwaler: the value proposition designer. Preciso subito che si tratta di uno strumento ancora work-in-progress quindi le informazioni riportate potranno subire delle modifiche prima della versione definitiva.

Come è facile intuire dal nome dello strumento, si tratta di una tecnica strettamente lagata alla value proposition del nostro modello di business e focalizza l’attenzione sulle relazioni (sia positive sia negative) tra questa ed i bisogni del segmento di mercato. Anche graficamente è evidente il collegamento tra value propostion designer e business model canvas.

Come compilare il grafico

Partendo dal cerchio di destra, che rappresenta uno specifico segmento di mercato, è facile individuare le tre parti in cui è stato diviso:

  • customer job(s);
  • gains;
  • pains.

I customer jobs sono le attività e gli obiettivi che i clienti facenti parte del segmento in esame vogliono raggiungere. Si tratta sia di necessità concrete sia di bisogni più astratti sia attività molto concrete che rappresentano, appunto, il traguardo che i nostri clienti (o i nostri potenziali clienti) vogliono raggiungere. I restanti settori, invece, sono stati creati per contenere le idee, le impressioni, le opinioni e, più in generale, i pensieri dei clienti in merito agli obiettivi e alle attività che sono state indicate come customers jobs. Credo sia superfluo indicare che pains e gains si riferiscono, rispettivamente, a concetti negativi e positivi.

Concettualmente questa suddivisione viene ripresa nel quadrato a sinistra del foglio, identificato da un pacco regalo.

Il quadrato della value proposition si compone delle seguenti parti:

  • products & services;
  • gain creators;
  • pain relievers.

Più nello specifico i products & services sono i prodotti ed i servizi che il nostro progetto o la nostra start-up mette a disposizione dei clienti per aiutarli a raggiungere i customers jobs.

Le parti gains creators e pain relievers giustificano come ciò che è stato identificato come products & services aiuti i clienti nei confronti dei gains e dei pains che i clienti hanno verso gli obiettivi che vogliono raggiungere.

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento segnalo alcune fonti interessanti:

entrambi sono articoli scritti dallo stesso Osterwalder sul proprio blog all’interno del sito Business Model Alchemist, il primo è un’introduzione a questo metodo mentre il secondo ha un taglio più di approfondimento.

Dove trovare il pdf da stampare?

Una bozza del value proposition designer può essere scaricata direttamente dal sito del Business Model Generation a questo indirizzo.

Un esempio di business model canvas (lavaggio self service e toelettatura cani)

Con l’articolo di oggi onoro una promessa fatta in uno degli articoli della serie legata alla compilazione del business model canvas (ideato, ricordiamolo, da Alexander Osterwalder e dai suoi collaboratori), ovvero proporre un esempio applicativo dell’utilizzo di tale strumento.

Prima di continuare vale la pena di riassumere gli articoli della citata guida alla compilazione:

Come è facile vedere, mancano i due blocchi inferiori (cost structure e revenue streams), che verranno trattati a breve. Vista la mole di letteratura disponibile sull’argomento costi/ricavi questi riquadri sono rimasti un attimo in sospeso, nell’attesa di mettere insieme qualcosa di originale ed utile dal punti di vista pratico, senza cadere nella banalità.

Esempio di business model canvas

Esempio di business model canvas

Un esempio pratico: soap dog

L’esempio che consideriamo oggi è quello dell’apertura di un negozio di toelettatura e lavaggio cani: Soap Dog. Trattandosi di business model canvas è necessario mettere un po’ di innovazione in un modello di business vecchio ormai di oltre un decennio.

Per questo motivo, come è possibile vedere dal canvas, non si tratta di un negozio classico di toelettatura cani ma di un locale, opportunamente attrezzato con delle postazioni e degli impianti ad hoc per consentire ai proprietari di lavare i propri cani con tutta la dotazione necessaria e in un ambiente facile da pulire (self service).

Soap dog

Soap dog

Il secondo punto di innovazione stà nel fatto che questo locale, durante i giorni e gli orari meno frequentati (per esempio la mattina presto durante la settimana) viene completamente o parzialmente affittato a toelettatoriche non hanno un numero di clienti tali da giustificare l’apertura di un negozio personale. Questa opzione è molto apprezzata, per esempio, da giovani che decidono di intraprendere questa professione e che, in questo modo, possono iniziare a crearsi un ventaglio di clienti in previsione di aprire il proprio negozio. Inoltre l’utilizzo del negozio gli permette di pagare un canone flessibile in base al numero di cani lavati e alle ore di utilizzo degli impianti. I benefici riguardano il negozio che riesce a saturare gli impianti anche nelle ore in cui solitamente l’affluenza è molto bassa e dei toelettatori che possono lavorare senza i costi iniziali di apertura di un’attività in proprio.

Sebbene le caratteristiche del negozio siano le stesse, è facile vedere dal blocco customer segments come i potenziali clienti di questo progetto sono essenzialmente due: i proprietari di cani ed i toelettatori. Due tipi di clienti molto diversi per cui è stata individuata una value propostion completamente diversa mentre la parte sinistra, inerente essenzialmente al negozio e alle risorse ed attività necessarie, è univocha.

Nella parte inferiore del canvas sono stati indicati i costi fissi e variabili che è necessario sostenere per il mantenimento del negozio mentre nella parte destra sono stati indicati i ricavi. In questa parte del canvas solitamente è utile indicare delle cifre (anche approssimative) legate all’entità delle cifre di cui si parla. In questo caso è stato scelto di riportare solo le voci in quanto, essendo un esempio e non essendo nota la dimensione del negozio, sarebbe stato troppo azzardato individuare dei valori numerici.

Se doveste avere dei dubbi in merito al Business Model Canvas in generale vi consiglio la lettura del manuale “Creare Modelli di Business” scritto direttamente da Alex Osterwalder, ricco di interessanti esempi ed approfondimenti. Per domande in merito a questo esempio scrivete pure nei commenti.

Attività chiave nel Business Model Canvas

Con questo articolo si conclude la serie legata alla compilazione della parte superiore del business model canvas. La parte inferiore, che riguarda le entrate e alle uscite economiche, verrà trattata tra qualche giorno completando questa breve guida alla compilazione del canvas.

Le attività chiave sono tutte quelle operazioni che fanno in modo che le risorse chiave e le relazioni con i partner possano essere utilizzate per generare la nostra value proposition. Dal punto di vista pratico ci viene incontro una delle più famose tecniche di project management: la work breakdown structure (WBS).

Work Breakdown Structure

Work Breakdown Structure (fonte http://commons.wikimedia.org/wiki/File:WBS_Team_Lightspeed.pdf)

Tale tecnica è una scomposizione delle macro attività del progetto in più sotto-attività, più dettagliate con lo scendere di livello fino ad arrivare alle attività elementari oltre il quale è superfluo procedere nella scomposizione (i cosiddetti compiti). La WBS è trattata da molti libri e la descrizione che se ne fa in questo articolo è ovviamente una semplificazione enorme. Sempre facendo fede al principio che impone di scrivere poco (e bene) nel business model canvas, quanto va riportato nel riquadro key activities non può che essere il primo livello della WBS, quello contenente un elenco di macro-attività. La ripartizione dei compiti e l’incrocio con i relativi addetti nel team di progetto è un’operazione che esula dagli scopi del business model canvas e non va considerata nel livello di analisi che stiamo facendo.

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