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Tecnica VRP 2: combinazione

La seconda tecnica del VRP è chiamata combinazione e come la precedente, è uno strumento per affrontare la diversificazione. Si tratta di realizzare diversi prodotti finiti di una famiglia tramite la differente combinazione di parti e componenti standardizzati (moduli base) che, opportunamente associati, permettono la differenziazione dei prodotti. In altre parole l’obiettivo di questa tecnica è la combinazione opportuna di parti ed unità per consentire la diversificazione dei prodotti.

Un’efficiente produzione di parti e unità standardizzate si fonda su un sistema produttivo progettato in base alla tecnica di combinazione. La progettazione di una struttura combinata necessita di alcune regole da seguire:

  • gruppi e unità devono essere intercambiabili;
  • deve essere possibile elevare o abbassare il livello funzionale dei gruppi e delle unità;
  • si deve poter creare un’ampia serie di prodotti finiti semplicemente scambiando gruppi ed unità;
  • deve essere possibile combinare gruppi ed unità in modo da soddisfare le esigenze del mercato.

Tecnica VRP 1: parti fisse e parti variabili

La prima tecnica variety reduction program (VRP) consiste nel confronto tra parti fisse e parti variabili. Per ciascun prodotto si stabilisce una classificazione delle parti che lo compongono all’interno di una di queste due categorie. Per parti fisse si intendono le parti comunemente impiegate per soddisfare i requisiti funzionali di una varietà di modelli, mentre si chiamano parti variabili quelle parti che consentono l’adeguamento dinamico alle mutevoli esigenze del mercato. Questo concetto si applica quando si vuole contenere la varietà delle parti e dei processi anche nell’ambito di una diversificazione di prodotto.
Occorre tenere presenti tre concetti di fondamentale importanza:

  • lo scopo di questa tecnica è la creazione di un diverso insieme di prodotti in modo da combinare le parti fisse (che formano la base dei gruppi di prodotti) con le parti variabili (che formano la base dei singoli prodotti);
  • le parti variabili servono sostanzialmente a soddisfare le esigenze di mercato;
  • le parti fisse rispondono principalmente alle esigenze di progettazione e produzione.

Una volta terminata la classificazione in parti fisse e parti variabili si procede ad identificare una struttura comune a diversi prodotti che, attraverso l’assemblaggio con altre parti variabili, danno origine ad un elevato numero di varianti. In questo modo si hanno due tipi di parti caratterizzate da due tipi completamente diversi di livelli di assorbimento da parte del mercato, tempi di produzione e quindi gestione della produzione. La struttura base è caratterizzata da un’elevata quantità di unità prodotte quindi sono possibili economie di scala e piccoli miglioramenti del processo produttivo possono portare a grandi risultati se moltiplicati per il numero di unità prodotte. Per quanto riguarda la produzione delle parti variabili, invece, la numerosità di parti realizzate è inferiore essendo diverse da versione a versione. In questo caso gli obiettivi della produzione saranno, tra gli altri, una riduzione spinta del lead time di produzione in modo da consentire di produrre le parti variabili solo in seguito alla richiesta del cliente senza superare i tempi consentiti dal mercato.

L’importanza della luce sotto cui si guardano le cose

A very short story

 

I costi della (non) standardizzazione

Generalita’

Come premesso, l’aumento della varietà di prodotti e di componenti che circolano per lo stabilimento genera complessità, che inevitabilmente si traduce in un aumento dei costi che il produttore deve sostenere per la fabbricazione di un determinato prodotto.

Si possono dunque individuare tre tipi di costo, classi cati in base all’origine:

  • costi V;
  • costi F;
  • costi C.

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