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Category: modelli di business (page 1 of 6)

Tutto sul libro Value Proposition Design di Alex Osterwalder

Da poche ore è possibile acquistare il nuovo libro di Alex Osterwalder: Value Proposition Desing

Value Propositions Design cover

Value Propositions Design cover

Ecco i contenuti del libro:

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Nuovi di business di successo da studiare ed imitare

Riporto una interessante presentazione realizzata dai colleghi di trendwatching.com che analizza alcuni casi particolarmente significativi di modello di business che ha avuto successo negli ultimi anni:

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10 modelli di business di successo a cui ispirarsi

Segnalo oggi un’interesssante presentazione che ho trovato grazie a linkedIn.

Money

Le slide prendono in considerazione dieci casi di modelli di business che si sono rivelati vincenti nel 2010, ovvero:

Risolvere problemi e vendere idee attraverso i disegni, secondo Dan Roam

Nell’articolo odierno affrontiamo il metodo “The back of the napkin” di Dan Roam, che mira a risolvere problemi attraverso un approccio grafico ai temi che solitamente sono oggetto del cosiddetto pitch elevator.

Come in un corso universitario, iniziamo dalla bibliografia che comprende, in ordine cronologico di uscita, due libri di Dan Roam: “the back of the napkin” e “blah blah blah”.

The Back of the Napkin: Solving Problems and Selling Ideas With Pictures

Price: EUR 22,15

4.4 su 5 stelle (2 customer reviews)

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Blah Blah Blah: What to Do When Words Don’t Work

Price: EUR 22,15

(0 customer reviews)

3 used & new available from EUR 22,15

Come anticipato nella prefazione, si tratta di un metodo quasi esclusivamente grafico per la presentazione di idee a piccoli gruppi e per la risoluzione di problematiche legate alla strategia e alle decisioni del management. Il significato del nome, il retro del fazzoletto, stà appunto ad indicare dei disegni poco curati, quindi degli schizzi, realizzati sul retro dei fazzoletti di carta dando molta più importanza all’impulso piuttosto che alla meditazione. Per il suo taglio decisamente informale, questo approccio ha vari punti in comune con il brainstorming, anche se nella maggior parte dei casi questo viene utilizzato non tanto per raccogliere idee, quanto per trovare un modo chiaro, facilmente comprensibile e convincente di spiegare idee. Per comprendere di cosa si tratta dovete immaginare un pitch elevator dove al posto di usare le slide (che andrebbero comunque evitate), si ha a disposizione solo un grande foglio bianco su cui disegnare graficamente quello che si descrive a voce.

I libri spiegano alcuni concetti ed alcune regole da seguire che facilitano la creazione di disegni e schemi comprensibili dal proprio pubblico, anche se chi disegna non ha particolari doti legate al disegno (come buona parte dei manager ;-)). Il primo libro pubblicato, “the back of the napkin” personalmente mi ha un po’ deluso, infatti di tutto il libro, poche pagine alla fine sono davvero utili su come imparare ad esprimersi con i disegni ed ancora meno danno dei concetti utili alla risoluzione dei problemi disegnando (come viene pubblicizzato sulla copertina). In effetti l’unica tabella utile di tutto il libro è la seguente, che spiega quale tipo di disegno impostare a seconda di quello che si vuole rappresentare.

the back of the napkin

the back of the napkin

Trovate una versione in alta definizione, in frmato pdf, direttamente sul sito dell’autore, a questo link.

Viceversa con “blah blah blah”, l’autore ha riguadagnato la mia fiducia ed è riuscito a realizzare un libro interessante da leggere e che affronta problemi concreti e soluzioni grafiche che aiutano a trovare la soluzione di alcuni problemi, anche se ovviamente non c’è nulla di miracoloso. Devo dire che in anni in cui essere concisi e convincenti al tempo stesso sta diventando sempre più una necessità, è molto importante essere in grado di catturare l’attenzione dei presenti con dei disegni. Questo approccio è da anni molto comune tra i manager anglosassoni e si sta facendo spazio anche tra quelli italiani con il rapido abbattimento di quell’inutile formalismo che ha sempre contraddistinto i manager “della vecchia scuola”.

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