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La storia dei Post-It

I piccoli foglietti adesivi colorati prodotti in origine solo dalla 3M sono degli oggetti davvero immancabili in qualsiasi innovation meeting che si rispetti, in questo post vediamo la loro storia e come la nascita di uno dei prodotti di punta della multinazionale 3M sia stata possibile grazie alla lungimiranza del proprio amministratore.

Nel 1968 Spencer Silver era un chimico impiegato alla 3M che, durante una sperimentazione, trovò un tipo di colla avente la particolarità di non asciugarsi mai completamente lasciando la possibilità di risollevare quanto incollato senza lasciare il segno sulla superficie dove era stato appoggiato. Tale soluzione rimase a lungo in sospeso considerando che quella colla non sarebbe stata utilizzabile su nessun prodotto realizzato in quel momento dall’azienda. Sei anni dopo, il suo collega Arthur Fry, durante un concerto nel coro della chiesa, ebbe l’intuito di trovare una soluzione al problema di raggiungere velocemente la pagina corretta con il testo della canzone in un libro abbastanza spesso: inserire dei fogli nel libro nella pagina corretta!

Post-It notes

Post-It notes

Naturalmente era indispensabile che tali segnalibro fossero abbstanza solidi da non volare via durante la musica ma rimuovibili dal libro senza rovinarlo. L’unione dell’idea di Art Fry e della scoperta di Spencer Silver fece nascere i Post-It.

La storia è piuttosto semplice ma occorre analizzare ancora due punti per comprendere come l’idea si sia potuta trasformare nel prodotto attuale.

Il primo punto riguarda il marketing. Una volta avviata la produzione campione dei quadrati di carta gialli da 6,7 cm di lato, venne deciso di proporli, in via sperimentale, in quattro città americane. Al termine della sperimentazione i risultati furono molto contrastanti: in due città i risultati furono ottimi mentre nelle altre due furono disastrosi. Il motivo fu che nelle due città in cui nessuno comprò i Post-It non venne fatta adeguata pubblicità quindi i consumatori non ebbero alcuna spinta ad acquistare il nuovo prodotto mentre nella altre due città i negozianti fecero una campagna in cui venivano offerti dei campioni gratuiti ai propri clienti che poi, soddisfatti, comprarono ulteriori scorte di quei prodotti.

L’altro punto riguarda la gestione del personale. Grazie alla lungimiranza del William McKnight (presidente dell’azienda negli anni ’30 e ’40), la 3M fu una delle prime aziende al mondo ad applicare (parzialmente) il ROWE, garantendo inoltre ai propri dipendenti la possibilità di spendere una percentuale (circa il 15%) del proprio tempo lavorativo lavorando ad un proprio progetto parallelo: tale tempo a disposizione ha consentito ai due dipendenti di sviluppare uno dei prodotti di cancelleria più venduti al mondo.

Tecnica VRP 5: serie

La quinta ed ultima tecnica del Variety Reduction Program è chiamata serie, in quanto verifica il raggruppamento dei valori misurati secondo tendenze statistiche. Questa tecnica stabilisce, quindi, se esiste un principio in base al quale si possano ordinare tali valori. Si adotta questa tecnica per applicare un unico, coerente principio nella gestione delle caratteristiche di prestazione e di funzione della attrezzature produttive e delle parti. Lo stesso procedimento vale anche per la revisione delle dimensioni e delle specifiche analogamente a quando visto nella tecnica precedente.

A questo scopo si riportano graficamente le variazioni mettendo in evidenza la serie.

Ad esempio si può decidere di usare costantemente la media geometrica o quella aritmetica dei valori numerici relativi alla prestazione o alle dimensioni. Tale approccio è particolarmente utile quando si normalizzano le specifiche delle attrezzature e i parametri produttivi o di lavorazione, quali ad esempio la coppia di bloccaggio e la larghezza assiale, o la coppia di bloccaggio e la velocità di rotazione.

La tecnica della serie si articola nei seguenti tre punti:

  1. riportare in grafico le variazioni come trend numerici;
  2. calcolare la media geometria o aritmetica dei valori numerici relativi alle prestazioni;
  3. calcolare la media geometria o aritmetica dei valori dimensionali.

si giunge quindi ad una rappresentazione simile a quella della figura successiva, che permette di individuare le serie e di migliorarne la distribuzione.

Variety Reduction Program (VRP): analisi della serie

Tecnica VRP 4: range

La quarta tecnica si chiama range e va applicata principalmente quando si lavora con elementi simili disponibili in diverse dimensioni, peso o caratteristiche legate ad un valore numerico. Si analizzano queste caratteristiche per scoprire un’ampiezza o un intervallo entro cui una particolare dimensione, valore numerico o valore di specifica può essere applicato. Questi range vengono utilizzati per minimizzare i costi.
Il campo entro cui può variare la prestazione di ciascuna parte è da considerarsi come una norma, non si deve avere aumento inutile nella varietà delle parti e delle dimensioni arrivando ad offrire al cliente diversi prodotti di dimensioni quasi uguali. Quindi si analizzano le “fasce” di dimensioni sulle specifiche delle parti omogenee individuando la possibilità di scegliere alcune dimensioni standard che coprano differenti fasce.
Variety Reduction Program (VRP): analisi del range

Tecnica VRP 3: multifunzionalità ed integrazione

La terza tecnica VRP è chiamata multifunzionalità ed integrazione. Al contrario delle prime due tecniche esposte, miranti a minimizzare la varietà (e quindi il costo V) delle parti e dei processi produttivi necessari a far fronte alla diversificazione dei prodotti e delle specifiche, la multifunzionalità e l’integrazione si pongono l’obiettivo di ridurre il numero delle parti componenti ciascun prodotto e il numero di processi produttivi al fine di minimizzare i costi F.

Occorre chiarire cosa si intende con i due termini che identificano questa tecnica:

  • multifunzionalità significa guardare i prodotti nell’ottica funzionale e realizzare una struttura di prodotto composta dal minimo numero di parti occorrenti per svolgere la funzione voluta;
  • integrazione significa che anche quando si è ridotto al minimo il numero di parti e di processi, si ricorre all’impiego di nuovi materiali, nuove tecnologie produttive o nuovi criteri strutturali per integrare le funzioni desiderate nel minimo numero di parti.

Si può concludere che lo scopo di questa tecnica è la creazione di una struttura che assicuri la funzionalità voluta usando il minor numero di parti e il cui progetto sia molto semplice consentendo così di ridurre i componenti ed i processi produttivi necessari.
Graficamente è possibile facilitare questa attività schematizzando in una tabella le corrispondenze tra parti e funzioni, dunque indicando graficamente quando una parte è in grado di realizzare una funzione.

I concetti di multifunzionalità ed integrazioni sono rappresentati nella figura seguente:

Variety Reduction Program (VRP): multifunzionalità ed integrazione

multifunzionaità ed integrazione

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